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lunedì 4 novembre 2013

Ho in mente LEI...


Lo scorcio al tramonto sul porto di Hervey Bay è un'altra cosa rispetto a LEI  (Lady Elliot Island, www.ladyelliotisland.com.au). 

Tramonto con uccelli e she-oak a Lady Elliot 
Oltre ad un acronimo sensuale (almeno per un maschio) quest'isola merita anche un posto d'onore tra i ricordi di tutte le mie vacanze.

Difficile, adesso che siamo tornati temporanei complici della quotidianità  di Luca, dimenticare la sua immagine, i suoi colori,  i suoni, gli odori .

Oddio, gli odori forse sono la cosa che dimentichi per prima. 

Un po' per la distesa di coralli morti, un po' per i contributi bioenergetici dei milioni di uccelli, sull'isola si respira un'aria misto pesce che, se non da' certo fastidio, non regge neppur lontanamente il confronto con le armonie delle altre sensazioni.

il suono dei coralli sulla spiaggia, ad esempio. Leggeri e raffinati, quando si toccano sembrano il bacio dei bicchieri durante un brindisi. Un contrasto irriverente nei confronti del rumore sordo, da treno lanciato in corsa, della marea che avanza per travolgerli e rotolarli.


E poi i versi delle sterne, dei ralli, delle fregate, dei gabbiani, i padroni incontrastati di quest'oasi meravigliosa.
Cambiano con le ore del giorno, da allegri e goderecci, allarmati od aggressivi,  si trasformano nella notte in suoni cupi e minacciosi. 

Ogni popolazione ha il suo modo di gracidare. Così come le sue abitudini. Gli Anous Minitus, un uccello delle dimensioni di un colombo, con la testa argentata  ed il il becco appuntito, monopolizzano tutti gli alberi, costruendo minuscoli nidi con le foglie gialle dei ficus. A volte li vedi volare con la foglia nel becco che riflette luminosa i raggi del sole e ti sembra di vedere un pappagallo colorato (specie quando sei senza occhiali...)
Le sterne, invece, nidificano per terra, ai bordi dei vialetti di ghiaia delimitata da grandi coralli 
Enrico dice che sembrano i paría dell'isola.


Un altro tipo di sterna, striata di marrone con il capo colorato, dalle fattezze di una pernice sembra interessarsi solo al cibo dei turisti. Le ho viste solo affacendarsi a rubare velocemente il cibo dai piatti lasciati incustoditi, con agguati degni di un velociraptor, 

Quando, a sera tardi ti addormenti, ti rimangono negli occhi i colori forti delle stelle marine di un blu acceso come fossero dipinte, o delle conchiglie dalla bocca rossastra o dello stesso blu. O quelli dei pesci, azzurri fosforescenti, arancioni, gialli. O quelli verde dolce delle lunghe foglie del coastal she-oak, un albero che cresce imperioso in riva al mare ed accompagna, assieme agli uccelli, lo splendido tuffo carpiato del sole. O della Via Lattea con le sue due soffici compagne di viaggio.
Il contrasto, tra il bianco della spiaggia ed il blu del mare ricorda quello tra il sorriso e l'abbronzatura dei ragazzi e delle ragazze del resort. Servizievoli e discreti, sanno darti una sensazione profonda sensazione di benvenuto ospite benvenuto.

L'armonia di questo posto è contagiosa. 
Se ne hai voglia, puoi familiarizzare, senza paura di inciampare nello stress che qui è bandito. O quasi.
Tra noi tre fila tutto che è una meraviglia. Non che ne avessi mai dubitato, ma è così bello condividere momenti come questi sempre allegramente e con una gran voglia di fare, curiosare, inventare, divertirsi. Sono un padre fortunato, questo lo so. 
La cosa più strana è che, a volte, i due ragazzi sembrano sentirsi in dovere di accudirmi, come si fosse ribaltata la faccenda e fossi già vecchio e bisognoso delle loro attenzioni. In realtà (sarà anche così...) ma è più perché ormai si sentono grandi ed alla pari. Poi, per dirla tutta, a me oiace farmi coccolare.


Oggi abbiamo chiuso alla grande la serie di bagni sull'isola.

Il mare mosso e le onde forti rendevano l'acqua più torbida del solito.
Non abbiamo per questo rinunciato al nostro giro dalla spiaggia del faro a quella dei coralli che si trova qualche centinaio di metri più a ... facciamo sud.

Ad un certo punto dalla nebbia della barriera è sbucata lei, la regina di queste acque. Una manta ray, gigantesca. Le sue ali svolazzavano enormi, cinque metri almeno. Quando ci ha visto ha rallentato, si è un pochino inabbissata, poi ha deciso di salutarci in fretta dandoci il tempo di riprenderci dalla paura. Soprattutto la mia, che, per la prima volta in questo genere di imprese, sono riuscito a fare da avanguardia nell'avvistamento.

Poi, la tartaruga che si è fatta avvicinare e riprendere mentre respirava ed infine, assieme alle solite migliaia di pesci tra cui una caratteristica Cernia gigante, un bello squalo pinna bianca, sbucato anche lui all'improvviso dalle acque sabbiose vicino a riva.

Non credo potessimo chiedere di più, in questa stagione in cui le balene sono migrate a sud.

Tanto bella quest'isola che ci vorrei proprio tornare, nonostante la distanza.

Non pubblico foto o filmatini di questi incontri:  il genio creativo di Luca ha partorito, in poche ore, uno splendido reportage del nostro soggiorno sull'isola che li contiene.

Lo potrete vedere domani, perché ancora non è generato. 

Cercatelo su Youtube con la chiave di ricerca qui sotto, Enrico ed io ne abbiamo visto una preview: ne vale la pena! 

LADY ELLIOT ISLAND, AUSTRALIA - Great Barrier Reef (GoPro)


A domani!

domenica 3 novembre 2013

Stelle doppie

Questa volte il titolo che allude ad un fenomeno apparente, o vero, di accoppiamento delle stelle,  lo metto. Anche perché voglio limitarmi a raccontare un breve aneddoto di ieri sera.
Verso tardi ( che qui vuol dire dopo le 23...) nel patio del bar ero il solo e stavo finendo di postare i ricordi della giornata.
Unici rumori, i mille versi degli uccelli che col buio si scatenano imitando animali strani e spaventosi.
Finalmente ero riuscito a parlare con Elisabetta, in qualche modo, dopo n tentativi, tramite il messanger di facebook.
All'improvviso, la connessione cade e non si ristabilisce più. Forse ho finito il credito o forse qui, dopo una certa ora, tirano giù tutto.
Vabbè, visto che sono stanco penso di raggiungere i ragazzi, sicuramente già addormentati.
Lungo la stradina buia, che ovviamente ho trovato dopo qualche tentativo sbagliato faccio attenzione a non pestare i nidi degli uccelli che, qui covano tra i sassi.
Alzo ancora una volta gli occhi al cielo (con gli occhiali..) e, giunto verso la riva, mi accorgo di una cosa che non avevo mai visto prima di qui (di sicuro non in modo da impressionarmi): le stelle, soprattutto quelle più brillanti, tipo Canopo a Alfa Centauri, si riflettono nel mare  raddoppiando il loro numero che, di per sé, è già molto impressionante!

Poi, verso il continente, due luci che, dato che si muovono, sembrano navi, delimitano l'orizzonte.
Proprio da lì, come  il pennacchio del fumaiolo delle navi, un braccio enorme della Via Lattea.

Uno spettacolo che mi ha tenuto sveglio, elettrizzato fino a tarda notte.


A quest'ora, il cielo è girato e le mie amiche Nubi, sono sopra la Via Lattea, mentre Giove sta arrivando dall'orizzonte. Andare a letto è una tortura, ma domani è l'ultimo giorno in questo paradiso e non voglio perdermi niente...


Le parole che non ho detto...

...mi sono dimenticato una cosa.

Alla reception, stamattina, gli occhiali non c'erano.
Ho fatto colazione siraccando perché quella era la mia ultima speranza.
Poi, Enrico ha avuto un'illuminazione: lì nel bar eravamo stati, appena atterrati, a bere l'aperitivo di benvenuto. Vuoi vedere che...?

Infatti, il ragazzo del bar si illumina, felice di aiutarmi, quando gli chiede se per caso ha trovato un paio di occhiali.

Io mi illumino ancor di più, quando vedo che sono i miei.

That's why, stasera, la Via Lattea, l'ho trovata ...


 

Senza Parole

Per il post di questa sera avevo in mente troppi titoli.
Uno per ogni cosa successa in questa indescrivibile giornata.

Ma erano davvero troppi e allora ho deciso di non provarci neanche e di chiamarlo "Senza Parole".

Che è poi anche la sensazione che mi è rimasta dentro adesso che la giornata sta per finire.

Poteva essere "il bagno del mattino" come quello fatto con Enrico subito dopo l'alba per sfruttare la marea nella spiaggia a sud.
Oppure "il volo della manta", quella che abbiamo visto planare  sul fondo di sabbia bianca questa mattina durante l'immersione un po' più al largo. 
"La danza delle tartarughe" inscenata da due esemplari che non abbiamo capito se litigavano, amoreggiano o semplicemente giocavano, danzando letteralmente nell'acqua incuranti della nostra presenza.
Guardatevi questo breve filmatino...

https://www.facebook.com/video/video.php?v=10201235534156148

O ancora "Il giorno dello squalo", dato che oggi ne abbiamo visti almeno 5, uno dei quali era lungo almeno due metri.
O anche "Barracuda in agguato", una coppia di bestioni, anche questi di almeno due metri, stazionava in agguato proprio sotto la nostra barca. Li abbiamo visti per primi appena tuffati e la sensazione non è stata delle più piacevoli.

Poteva intitolarsi "il tuffo di Orione" come quello che il cacciatore celeste sembra fare mentre invece sta sorgendo dall'Oceano.

"Un aeroporto per la Via Lattea", come la pista dell'aeroporto dell'isola che sembra puntare alla Via Lattea, finalmente individuata.

Oppure "il Tramonto di Venere" che sprofonda lentamente accompagnato dalla Via Lattea,  lasciando una scia sull'oceano coma ha fatto la sua Stella un paio d'ore prima.

O "la Stella Cadente" come quella che ho beccato mentre sfreccia sopra Venere.


Se mi sforzo un pochettino, potrei trovarne almeno altri dieci, ma mi fermo qui perché sono, come ho detto, senza parole.

Domani si torna in continente. 
Non vedo l'ora solo per una cosa: poter telefonare finalmente a casa. 

'Notte, anzi 'giorno.

sabato 2 novembre 2013

La notte delle nubi

Un mare di stelle luminose si stagliano contro il nero di un cielo senza luna.
Senza occhiali vedo un po' sfuocato, ma la sensazione che si vedano molte più stelle che nell'emisfero boreale è netta.
Sembra di essere in alta montagna. Qui le luci da terra sono pochissime, solo il faro ogni tanto spazza debolmente il cielo. Dall'altra parte dell'oceano un fascio ancor meno luminoso colpisce il cielo rivelando con dolcezza la curvatura della terra.

Dei due botoli, solo Enrico resiste e mi accompagna, Luca è stanco: la festa di Halloween ha colpito duramente...

Siamo attorniati da uccelli che starnazzano violentemente emettendo suoni da giungla tropicale che, a tratti, mettono paura. Li senti muovere nei nidi e nei cespugli e pensi sempre a qualche bestia strana che salta fuori ad azzannarti.
Non fosse per la curiosità di vedere questo cielo per me nuovo, avrei già abbandonato dalla paura...

Alzo gli occhi e cerco di orientarmi.  Ovviamente non ci riesco: questo fatto dell'inversione dei moti apparenti unito alla mia ben nota incapacità di indovinare le direzioni ed i punti cardinali, mi manda il cervello in pappa e non sono capace di ritrovarmi.
Poi, piano piano, ad est ( spero che sia est...) riconosco Orione. Ambiguamente capovolto come ha detto qualcuno... La nebulosa nella sua spada, M42, si distingue chiaramente.


Sotto di lui (non sopra) il Toro con l'ammasso delle Pleiadi è ancora basso all'orizzonte.  


Verso sud, due macchie lattiginose che inizialmente la mia vista un po' offuscata confonde con delle nubi, si rivelano ben presto ciò che sono: le Nubi di Magellano.

Due galassie irregolari, satelliti della nostra Via Lattea, invisibile nel cielo boreale, furono scoperte nell'antichità dagli arabi, ma catalogate e rese famose da Pigafetta nel suo resoconto sui viaggi di Magellano.

Provo a fare qualche foto. La qualità non è un granché, perché un forte vento muove la macchina e questo, assieme alla lunghezza delle esposizioni, fa si che le stelle non siano proprio dei puntini luminosi. Rendono comunque l'idea e, quando guardo la prima ben riuscita nel visore, non lo nascondo, un po' di groppo alla gola mi assale.

Dopo un po' anche Enrico mi lascia e proseguo così d solo la mia nottata di osservazione. Mi ricorda tanto quelle che facevo, a quindici anni, dal balcone di casa mia nella periferia di Verona, quando ancora l'inquinamento luminoso era limitato e si potevano vedere le stelle anche da lì.

Unico rimpianto di questa nottata, non aver riconosciuto alfa centauri (la stella, anzi, il terzetto di stelle più vicino a noi) e la Via Lattea. La prima penso di averla vista, ma non sono sicuro, la seconda, forse è tutta lì che invade il cielo intero o quasi ed è meno irregolare che nell'emisfero nord, ma non mi è parsa così evidente. Domani mi ri-documento su entrambe ed alla prossima occasione spero di incontrarle.

I rumori degli uccelli e del mare attorno a me sono inquietanti e mi mettono paura, ma il mio ponte, questa notte,  dà verso il cielo e quei suoni lo costeggiano soltanto. E' ancora presto per andare a letto, un'altra foto e poi vado...

P.S.: la connessione ad Internet in questo posto così sperduto è l'unica fonte di siracche, assieme ai miei occhiali. Quindi faccio fatica a comunicare come vorrei con casa. Un bacio notturno/diurno comunque ti arrivi attraverso queste stelle.


La Signora della Barriera Corallina

Questa sera vorrei guardare le stelle.
Sicuramente, in un posto come questo, in mezzo all'oceano, a circa 100 chilometri dalla costa, l'inquinamento luminoso dovrebbe essere ridotto.

Peccato che abbia perso i miei occhiali da vista e quindi farò fatica a vederne una...
Sicuramente li ho persi su quest'isola che si chiama Lady Elliot. E' lo scoglio corallino di meno di un km quadrato in cui siamo arrivati stamattina. In aereo (un minuscolo Cesna 12 posti, pilotato con disinvoltura da un ragazzo giovanissimo) li avevo. Lo testimoniano alcune foto fatte da Enrico. 
L'eccitazione di essere in  un posto come questo e il numero di cose da tenere sotto controllo, zaino, marsupio, borsello, obiettivo, macchina fotografica, me li ha fatti, come dire, perdere di vista. E adesso, senza, chi li vede più!
Spero di averli lasciato alla reception,  durante il check in, appena arrivato. Adesso è chiusa, domani controllerò.

Oggi sarà, senz'altro, una giornata da ricordare! 

A parte il volo spettacolare, con l'atterraggio sulla pista in terra battuta che sembra la scena di Indiana Jones, è l'ambiente qui ad essere fantastico.

Qui sull'isola siamo una cinquantina di persone (al massimo, il resort ne può contenere 150) e l'atmosfera è quella dei naufraghi (un po' di lusso, per la verità), senza tante pretese per quel che riguarda la sistemazione ( il bungalow vista mare in cui stiamo noi è praticamente una tenda a casetta) compensate però  da grandi aspettative dalla laguna corallina che ci circonda ed in generale dalla natura dell'isola stessa.

Per quanto piccola, ospita un milione di uccelli chiassosi e festanti che nidificano sugli alberi e si mescolano ai turisti mendicando un po' di cibo. Che è assolutamente proibito dare loro. 
Una piccola pernice, o almeno un'affare simile, è riuscita però furbescamente d approfittare del piatto di gusci di gamberi che Enrico ha lascito incustodito per un secondo. Un agguato in pieno stile.

La laguna, senza dubbi, non delude. Dalla spiaggia, formata da milioni di coralli e conchiglie bianche si scende in un'acqua popolata da miriadi di pesci di ogni colore e dimensione.
Le due immersioni che Enrico ed io facciamo ci regalano emozioni incredibile.

Prima di tutto, colpiscono le dimensioni dei pesci. Ce ne sono di grandi come me, che, non è un gran che per un uomo, ma per un pesce è già una buona taglia. 
Colorati e con le forme più strane, sembrano convivere pacificamente preoccupandosi solo di becchettare i coralli.

Quando incontri le tartarughe però, il momento diventa magico. Ne abbiamo viste una decina, di dimensioni e colori diversi. Le prime due stamattina, assieme a Luca. Una stava mangiando qualche mollusco molto grande e la cosa che ci ha lasciato di stucco è che si aiuta con le pinne a strappare la polpa della sua preda. 
Impressionante.

Poi, nel pomeriggio gli incontri sono diventati quasi routine. 
Una, sbucata improvvisamente alle spalle di Enrico, era gigantesca. Aveva una testa enorme, due volte quella di un uomo. 
In un paio di occasioni siamo anche riusciti a filmare il momento più emozionante: quello in cui emergono sul pelo d'acqua per respirare.
Quando siamo emersi, dopo più di un'ora, ci siamo guardati come a chiederci se era tutto vero quello che abbiamo visto. 


E, eccitati all'inverosimile, abbiamo anche scambiato una roccia per una manta ridendo come matti quando ce ne siamo resi conto.

Attorno all'isola, in realtà, ce ne sono una quarantina e quindi non dovrebbe essere così difficile incontrarle, ma preferirei comunque non trovarmi di fronte ad un mostro di cinque metri di apertura alare, mi bastano ed avanzano le tartarughe.

La cena a buffet (come il pranzo che però non è incluso)  passa veloce. 
Enrico e Luca si abbuffano (anche Luca, per fortuna, può mangiare quasi tutto qui). 
Sono solo le sette di sera, ma sembra notte fonda.
Il sole si è tuffato, poco fa, nella linea d'orizzonte del nostro mare accompagnato da centinaia di inutili scatti fotografici.

Non ho voglia di scaricarli adesso, preferisco provare a vedere se è venuto qualcosa dei filmini fatti sotto acqua con la GoPro.

Il risultato si rivela quasi sempre una fonte di siracche per la lentezza nel scaricarsi ed è pressoché impossibile allegarne uno qui, per quanto corto.

In più, ho sbagliato anche i settaggi e quindi è tutto da rifare...

Luca , con fare sufficiente, me la sistema per domani. Se ci riesco farò vedere qualcosa...

Adesso vado a (non) vedere le stelle. Buonanotte dal futuro.



venerdì 1 novembre 2013

Nella tana dello gnomo

Lasciare Sydney, dopo tre giorni così intensi, è come salutare il compagno di una notte di baldoria finita sempre troppo presto.
Quasi come accorgersi di aver lasciato  l'hard disk di backup con tutte le tue foto nella camera d'albergo.
Ma questa è un'altra storia. Poi, per dirla tutta, il receptionist dal forte accento indiano  che ha faticato a capire a cosa mi riferissi, alla seconda telefonata, dopo che hanno controllato, mi ha assicurato di averlo trovato. Lo potrò riavere tra 13 giorni quando torneremo a Sydney per spiccare il volo verso l'Italia.

Chissà quanti sono i lati nascosti di Sydney che non abbiamo neanche sfiorato.
Quante cose avrebbe ancora potuto dirci questa città, inizialmente così grigia ed omologata e scoperta invece poliedrica, intrigante e rilassante al tempo stesso.

Per dire,  mi sarebbe piaciuto capire quale è il gioco delle etnie. Qual'è il vero grado di integrazione. Quali, e se ci sono, le divisioni nei lavori.

I guidatori di taxi, ad esempio, sono quasi sempre indiani.  Generalmente scontrosi, non si scomodano a capirti né, tanto meno, ad aprirti il bagagliaio o ad aprirti la portiera.
Forse è stata solo sfortuna, ma tutti gli indiani con cui abbiamo interagito sono stati antipatici e scortesi. Come il tizio che ai controlli di sicurezza ha aggredito Enrico trattandolo come fosse un molesto mendicante, solo perché aveva fatto cenno di cambiare la corsia per sfruttare una fila completamente vuota.
Poi ci sono i cinesi, ovviamente tanti che si occupano, come dappertutto, di ristorazione e cianfrusaglie. Tra di loro parlano in cinese e quasi sempre danno l'impressione di essere un mondo a parte. 
Gli australiani di origine europea, ma anche quelli più integrati di altre etnie ( indiani a parte) sono generalmente cordiali e sorridenti. Attaccano sovente con un amichevole "how are you?"  che disorienta un po'. Il loro inglese è biascicato, con le vocali distorte e gli accenti pure. Spesso incomprensibile. Per noi che siamo abituati ad avere i sottotitoli con la parola scritta sullo sfondo, son dolori!

Il saluto alla fine, per dirne una, è un suono tipo "siuuulà", see you later, spiega Luca. Qui il "bye bye"







di Topolino non va più di moda.

Questa mattina la colazione la facciamo in aeroporto. Dopo i controlli del terminal domestic flight, il 2, una bolgia infernale di persone di ogni tipo assalta la miriade di tavolini e fast food di ogni tipo allineati in bella mostra.
Guardando cosa mangiano ( e cosa mangi) capisci perché sono così grassi (stai così ingrassando).

Il mondo di Hervey Bay si presenta ben diverso sin dai primi sguardi all'atterraggio.
A dire il vero l'impressione è che sia una grande baraccopoli.
Centinaia di costruzioni variopinte sono disposte in posizioni un po'  scentrate rispetto ad appezzamenti verdi, stranamente più irregolari del solito.



Già all'uscita dell'aeroporto ti accorgi infatti di essere in un altro mondo, ancora più informale di quanto visto finora a Sydney. Complice anche il clima, le infradito regnano incontrastate, ma molti, soprattutto i ragazzi, camminano a piedi scalzi.
Una breve sosta nella casa di Luca, un bella villetta fittamente recintata a differenza di tutte le altre.
Appena entrato vengo  letteralmente assalito dalle coccole del rotweiler di famiglia, una femmina di nome Roxy che pesa si, sessanta chili, ma li esprime solo in tenerezza.

Poi, tutti e tre a far esplodere i bagagli al Mantra Hotel, dove una raccomandazione di Jodie, la "mamma" di Luca, ci ha permesso di godere di un appartamento, con accesso diretto alla piscina al prezzo della camera che avevamo pagato via internet.

Il paese poi, lo scopriamo girovagando con un vecchio camioncino Toyota che, sempre Jodie, gentilmente ci ha prestato.
Fa strano respirare l'aria che Luca sta respirando qui da mesi, assaporare questi odori di resine di alberi sconosciuti, oceano profondo, patatine troppo fritte.
Lui è abituato, ma per noi è come entrare in casa di qualcuno per la prima volta e guardarne gli addobbi ed i mobili respirando con il naso un profumo sconosciuto.

Commentiamo che, sembra quasi di essere tutti e tre qui in vacanza, tanta è l'armonia che abbiamo ricreato senza alcuna esitazione. Oddio, per la verità qualche volta Enrico si irrita perché pensa che ce l'abbiamo con lui. Invece è solo che, a volte, lui parte per la tangente con discorsi che ci fanno sorridere contemporaneamente, a me e a Luca, ma di tenerezza, non altro. Poi, quando vediamo che si incazza, allora lì, scatta la presa in giro.

Girare con lo scarcassato camioncino è divertente, anche se dietro sull'unico sedile stiamo stretti ed io faccio fatica ad infilare le marce. Poi non ha lo servosterzo e questo, unito al fatto che la guida a sinistra è un'insidia continua, rende tutto elettrizzante.

Cerchiamo inutilmente dei canguri che Luca assicura di aver visto in un giardino privato nel suo tragitto sulla ciclabile per la scuola e poi facciamo la passeggiata sul lungo pontile che, come ci spiega un anziano in bicicletta fermatosi apposta per la cosa, ospitava una ferrovia che trasportava il legname alle navi. Da qui, secondo lui, partirono centinaia di navi verso la Russia con il legname poi usato per costruire la transiberiana.


Lungo i pali che costeggiano il pontile, si appostano i gabbiani in cerca del pesce scartato dai pescatori e pure due pellicani. Coi ragazzi commentiamo che sono il Pellicano Galeone ed il Pellicano Sammarzano: i protagonisti inventati di tante storie che raccontavo loro durante l'infanzia.

A cena siamo da soli, Enrico ed io e ci accomodiamo ad un ristorante affollatissimo, vicino al porto: il Balaena. 
Il nome ricorda, come quasi tutto ad Hervey Bay, le balene che qui sono di casa. In questo periodo però si sono già spostate a sud e quindi difficilmente ne vedremo.

Luca ci ha abbandonato perché ha la festa di Halloween con i suoi amici. Lo accompagna Jodie che ha pure cucinato un sacco di cose per quella banda di scalmanati (sono circa una cinquantina).

L'impressione che ho avuto, vedendo Luca interagire con la sua famiglia, è che sia stato molto fortunato. Sembrano divertenti e disponibili. Sono contenti di lui e lo dicono con un sorriso vero.

Di lui, mi impressiona come capisca bene quello che dicono. Con questo accento da Paperino per me è ancora troppo difficile, capire tutto.

Penso che sia veramente un'esperienza unica quella che Luca sta facendo.

Ah, dimenticavo: rovistando bene nello zaino, ho trovato l'hard disk che pensavo di aver lasciato in camera. E' tutto il giorno che, con i ragazzi, ci chiediamo che cazzo avesse capito e, soprattutto, trovato il receptionist indiano per confermarmi che ce l'aveva lui. Bah, senza voler generalizzare, resto però della mia idea sugli indiani in Australia.