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martedì 12 novembre 2013

Domani vi racconterò...

...delle sensazioni e delle leggende aborigene che rendono questo posto così magico.

Nonostante la forzatura di costruirvi un villaggio turistico, ben mimetizzato, ma dotato di tutte le banalità per turisti annoiati, tipo il karaoke che mi fracassa i timpani in questo momento, l'atmosfera che questo zona irradia attorno a sé ha un sapore veramente ancestrale.

Un incantesimo di sabbia che immobilizza le percezioni e rimanda indietro nel tempo a quando le popolazioni indigene leggevano in ogni buco di questa terra la traccia di un evento da tramandare.



Questa sera però non ce la faccio.

Ci siamo svegliati presto a Brisbane,  abbiamo rimbalzato a Sydney, preso al volo una macchina  all'aeroporto di Ayers Rock e bordeggiato per i vari punti del parco di Urulu per fotografare un tramonto che colora la montagna di sfumature d'oro rosso.



Poi una lezione con gli astronomi.  Nonostante la sciagura della Luna che sbianca ogni stella, sono riusciti a darmi l'illusione di aver ritrovato la vista dei 15 anni facendomi osservare nel telescopio ammassi globulari, aperti, galassie e stelle come solo allora li vedevo.


E, siccome il cielo qui senza la sciagurata deve essere uno spettacolo, la sveglia la puntiamo alle tre, così potremo vedremo le stelle e poi il sole sorgere dietro Uluru. Qui, nella Luna a testa in giù nessuno ne riconosce le sembianze umane che noi le attribuiamo e tutti vedono un coniglio nelle sue ombre. La foto è fatta dal mio telefono nell'oculare del telescopio!

Poi domani, forse dopo aver riposato un pochino, ce ne andiamo ad una cinquantina di km da qui a vedere Kata-Tjuta, un'altra montagna spettacolare e, spero, magica come questa.

Insomma, un finale davvero con i fiocchi, come diversamente non poteva essere.


lunedì 11 novembre 2013

Mezzo fuso

La tassista ci sta aspettando con un van enorme davanti alla porta della camera del motel vicino all'aeroporto. È gestito da cinesi e la cosa si nota nella biancheria e nelle stoviglie che hanno ideogrammi dappertutto.
Come in tutti gli alberghi in cui siamo stati,  ci sono il bollitore e le bustine di te o caffè. È molto comodo svegliarsi alle 4 e potersi bere la brodaglia alla caffeina per tenersi un pochino sveglio.
Carichiamo i nostri bagagli, inclusa la valigia cinese, anche lei, comprata ieri sera per rimpatriare gl indumenti invernali di Luca.
Incidentally (che qui viene usato spessissimo...) non ho visto ancora quelle postazioni dove avvolgerla nel domopak, per proteggerla un pochino..
Se sopravvive al viaggio di ritorno è un miracolo!
Sydney ci accoglie in netto ritardo sotto una pioggia insistente e lo sbarco dei bagagli ci ruba almeno un'altra mezzora.
Dobbiamo rifare il check in per un'altra compagnia e lasciare le valige al Baggage Storage (costa come una camera d'albergo..., 84 dollari per tre giorni). Non ho voglia di inoltrarmi nel deserto con due valigioni al seguito.
Come al solito, di corsa, ma ce la facciamo a fare tutto. Noi Donisi saremo pure distratti, ma quanto ad organizzare spaccando il minuto e senza esagerare con le  contincency, siamo best in Class :)!
Quasi, quasi invece del taxi driver, mi metto ad organizzare viaggi. Magari meglio se accompagnati.
La sveglia all'alba mi ha mezzo fuso, proprio come il cambio di orario che ci aspetta ad Uluru, per gli aborigeni,  Ayers  Rock per gli invasori.
Tireremo indietro le lancette di un'ora e mezza rispetto a Sydney. Che stranezza!
Btw, stamattina a Brisbane alle 4.30, il sole era già alto, ieri sera alle 18.30 era già buio.
È proprio vero che nel Queensland il fuso orario l'hanno deciso i contadini!
Ne approfitto del volo (3 ore...) e dello stordimento per propinarvi  alcune  lesson learnt :
1. Assolutamente inutile portarsi cose da vestire dall'Italia. Pur avendo pensato di aver limitato al minimo, avrei potuto tranquillamente partire con un solo cambio di magliette. Devo ancora usarle praticamente tutte, per non parlare dei calzoni lunghi. Quelle poche volte che li ho indossati, ho sempre usato gli stessi.
2. Un sacchettino con un po' di detersivo avrebbe migliorato il lavaggio della biancheria. In alcuni posti la lavatrice era addirittura in camera.
3. Tre telefoni, un iPad, un Mac air,  due paia di occhiali, una macchina fotografica, un hard disk esterno , la goPro più i relativi carica batterie è decisamente troppo per un viaggio balzellante come questo. Senza contare i passaporti, il portafogli, il cappellino... Ogni volta che ti alzi devi fare un appello che non finisce più! Alla lunga è estenuante. Vero è che senza il Mac non avrei gestito le foto e avrei forse faticato con i post, ma l'iPad, ad esempio, l'ho usato solo una volta e i tre telefoni, sono un problema da risolvere anche in Italia...
4. La SIM australiana è stata una scelta più che azzeccata. Costa un po', ma sei connesso praticamente ovunque (vedremo come va in mezzo al deserto).
5. I sandali non servono. Quelli che ho portato non li ho mai neppure tirati fuori dalla valigia. Meglio scalzi o con le infradito, per chi le ama. Io ho le mie fedelissime ciabattine con i buchi che, non saranno così belle da vedere, ma anche qui fanno la loro parte.
6. Il teleobiettivo. Su questo punto sono un po' indeciso e mi esprimerò solo alla fine, ma il mio bestione (anzi il nostro, essendo un regalo di nozze è mio, soli a metà...) pesa quasi due chili e finora ha partorito qualche foto ai due surfisti e ai koala. Forse i 24-105 era sufficiente...
7. Per quanto può sembrare un vincolo, prenotare dall'Italia è stata una manovra vincente. Quelle poche volte che non avevamo già l'albergo sono state le uniche fonti di stress o di spese irragionevoli (460 dollari per il villino a Byron Bay. Per fortuna che l'abbiamo sfruttato per la foto sull'evoluzione...).
8. Stampare voucher o biglietti e raccoglierli in una cartellina, per quanto leggera, non è servito finora a niente, se non ad avere un  elemento in più da richiamare al momento dell'appello.
9. Fare il check in online con un baggage drop off, conviene solo in Italia. Qui la coda per la consegna dei bagagli è solitamente più lunga di quella per il check in.
10. Quando affittate un'auto, verificate alla consegna che tipo di carburante richiede. Le super plasticate giapponesi che di solito ti rifilano come equivalenti di una Passat, non danno nessun indizio, ne' sullo sportellino ne' sul tappo del serbatoio.
11. Anche se pensate che vostro figlio piccolo sia ormai diventato grande e completamente autosufficiente, controllate bene che non lasci indietro niente quando lo rilasciate al suo stato libero. Potrebbe aver dimenticato qualcosa di importante...
La pioggia di Sydney ha ben presto lasciato il posto ad uno sparuto gregge di nuvolette che brucano disperse su un'enorme distesa di deserto rosso.

Il comandante ci annuncia che ad Urulu, che è all'altezza del Tropico del Capricorno, troveremo 30-35 gradi...
Bastano e avanzano per completare la fusione...

Taxi Driver

L'ufficio postale è proprio dietro l'angolo.

A vederlo da fuori, con la sua insegna rosso brillante, non dà per niente l'idea di un ufficio pubblico. Poi, quando entri, ti sembra di essere capitato nel fornitissimo reparto cartoleria di una moderna libreria.
Un banco dove puoi ordinare il caffè. Tavolini per sedersi.
Sugli scaffali, oltre a centinai di altre cose colorate che non ho neppure identificato, i vari tipi di scatole per le spedizioni, i fogli di bollicine di nailon della misura giusta e, volendo anche rotoli di scotch con tanto di applicatore.
Non c'è coda, almeno a quest'ora e l'atmosfera rilassata, tranquillizza anche me.
L'impiegata, in divisa anche quella rosso fuoco, ci aiuta a confezionare il corpo del reato e, con diciotto dollari (imballaggio incluso) chiudiamo in pochi minuti (sperando che arrivi integro) l'incidente di percorso.

Abbiamo quindi tutto il tempo per raggiungere il Cultural Centre, nel South Bank, e navigare lungo il Brisbane River verso il Lone Pine Koala Park.
Il battello, dopo il passaggio sotto i ponti avveniristici che uniscono la city dei grattacieli con la parte sud, meno commerciale, fiancheggia i sobborghi di lusso adagiati sulle rive di questo enorme fiume.
Una maggioranza di ville di ispirazione ottocentesca, convivono con costruzioni più moderne srotolando verso il fiume tappeti erbosi curatissimi che proteggono, molto spesso, delle piscine spettacolari.


La voce registrata descrive in sincronia con il passaggio le cose più importanti. Per esempio il fatto che le alluvioni qui non perdonano. L'ultima veramente forte è del 2011. Sono passati solo due anni, ma gli effetti, almeno dal ponte della nave, non si vedono per niente.

Al parco, esperienza che siamo contentissimi di aver fatto nonostante il sapore un po' da Gardaland che questi posti lasciano, ci si perde ad osservare quanto strani sono gli animali autoctoni.

Uccelli grandi come mucche, tipo l'emu o il cassowary che è l'uccello più pesante e, dicono, cattivo essendo il discendente più diretto del velociraptor.
I canguri ed i wallaby che si lasciano nutrire ed accarezzare anche dai bimbi.
Gli ornitorinchi, plactipus, molto più piccoli di come me li aspettavo che sembrano invasati, tutti impegnati nella caccia al gambero. Non stanno fermi un secondo, altroché il diavolo della Tasmania che oggi se la dormiva beato dentro al tepore di un tronco cavo.

E poi i koala. I veri re di questo parco. Ce ne sono a decine su rami che ricostruiscono fittiziamente il loro ambiente. Quando sono nel contesto naturale si nascondono in un modo che è impossibile vederli.
Sono buffi, anche dal vero, con quegli occhietti sghembi, il nasone nero e le orecchie pelose.
Tenerli in braccio è una goduria, pesano come una carriola di mattoni, ma sono morbidi come un peluche. Una sensazione dolcissima.










Si, un po' costruita come esperienza, ma non farla sarebbe stato molto peggio.

In realtà poi, è un altro il rimpianto vero che porterò a casa.
Quello di non essere riuscito ad andare a Melbourne a trovare dei miei parenti, la prima cugina di mia madre e la sua famiglia, emigrati lì, di punto in bianco, nel lontano 1972.
I vari scenari di infilarci anche quella città che dicono sia la più bella, rendevano impossibile tutto il resto e quindi abbiamo rinunciato.
Luca, invece riuscirà a vederli. La zia Sara ha risposto ad una sua mail e probabilmente si vedranno a dicembre quando, prima di tornare, farà l'ultima escursione.

Fatto strano: la casa dove lui ed il suo amico tedesco hanno trovato da dormire è nella stessa via di quella dei miei parenti in un sobborgo a 45 km dal centro: incredibile coincidenza davvero!

Dopo aver riconsegnato la macchina in aeroporto ci dirigiamo verso il centro in taxi.

Il guidatore, un australiano nato il 18 aprile 1960 (quando scopriamo di essere dello stesso anno ci scambiamo le date di nascita...) ci intrattiene amabilmente soprattutto sul suo sogno di possedere una Maserati.
Ci racconta che lui sarebbe un ingegnere elettronico, ma ha perso il lavoro e così ha deciso di investire i suoi soldi in una licenza (qui non ci sono limiti) e in una macchina.
Ora non ha più mail o persone che gli soffiano sul collo da gestire, porta a spasso la gente, intrattenendosi spesso ad ascoltare le loro storie interessanti.
Gli chiedo allora che fine fanno qui le persone della nostra età, dato che in giro a lavorare vedi solo ragazzi giovani e probabilmente malpagati, lui si mette a ridere e risponde : " i tassisti!"

Ovviamente, ha confermato la regola sull'Italia uguale a buon cibo, belle donne e macchine di lusso...

Saranno pure stereotipi, ma non aver mai sentito citare Berlusconi, dà un impagabile sollievo.

Cena, in un ristorante giapponese  per accontentare l'insaziabile voracità di Enrico in fatto di sushi, futomaki, sashimi.

Poi, a letto presto: domattina abbiamo la sveglia alle 4.15. Abbiamo un early flight per Sydney e poi l'ultimo balzo ad Ayers Rock, la montagna rossa nel centro dei Northern Territories.

Non è ancora tempo di bilanci, ma il ritorno si avvicina.



domenica 10 novembre 2013

L'evoluzione della specie

Una sequenza spettacolare di fulmini attraversa orizzontalmente il cielo di Brisbane rivaleggiando con l'arco luminoso del Victoria Bridge, il ponte che attraversa il Brisbane River in direzione del South Bank all'altezza del nostro albergo.

La zona, un tempo scalo ferroviario, è stata completamente rinnovata nel 1988 in occasione dell' Expo dedicato al divertimento nell'era tecnologica (18,5 milioni di visitatori...) e offre uno spaccato di modernità, natura e attenzione ai particolari che incanta.
Anche se percorsa di fretta e con l'obiettivo in mente di trovare una steak house per variare un po' sul cibo, non è possibile non notare la bellezza delle piscine  o dei passaggi pedonali protetti da un cielo di fiori rampicanti che si avvinghiano ai fili d'acciaio tesi a pochi metri da terra.

Come è impossibile non sostare estasiati, davanti alla pagoda nepalese, regalata alla città proprio in quella occasione.

O dalla serie inquieta di versi di uccelli che accompagna la nostra passeggiata notturna. Ho deciso di provare a darvene un assaggio con questo piccolo video... (ci rinuncio non ce la fa... immaginatevi un film dell'orrore o qualcosa di simile)


Ancora una volta l'Australia delle città ci colpisce per il contrasto, misurato e circoscritto a diverse modernità, ma pur sempre emozionante.

La mattina eravamo ancora a Byron Bay, nel paradiso degli hippies, a tentare le ultime surfate, dopo una notte passata a lottare contro un condizionatore che non voleva saperne di spegnersi.



All'ora di pranzo nella ultra frenetica Surfers Paradise, per permettere a Luca di salutare alcuni suoi compagni di viaggio sparpagliati in giro per il Queensland e oggi di passaggio mentre Enrico ed io ne abbiamo approfittato per dar fondo ai desideri di magliette scanzonate, marca Billabong,  con il taschino sulla sinistra che qui vanno tanto di moda e per comprare qualche braccialetto (disegnato qui, ma costruito in Cina) da portare come souvenir.

Questa sera, siamo a Brisbane,  nel mondo degli hipster, un prototipo umano dell'evoluzione tecnologica molto di moda qui nelle grandi città.

Come il culto del MOVEMBER, cioè l'usanza di lasciarsi crescere i Mustacchi a nOVEMBER per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro alla prostata e altre patologie simili.

Il viaggio verso qui, rallentato da un traffico intenso, ma ordinato,  è stato un momento di bilanci e di riflessioni tutte entusiastiche su questa avventura di noi tre assieme. Ognuno ha espresso un suo parere sul posto più bello, ma nessuno ha saputo decidere quale fosse in realtà.

Una musica di contrasto come il resto, tra Guccini e Jimi Hendrix, ha fatto da sfondo a questi  ultimi cazzeggi in tre. 

Poi è arrivato il momento dei saluti. Come è stato diverso da quello a Malpensa, alla partenza!

Un Luca ormai grande e disinvolto nel muoversi in situazioni che, solo allora, lo avrebbero di sicuro spaventato, ci ha salutato, col suo zainetto in spalla, tutto teso a considerare la vacanza assieme a noi, una pausa e non un inizio del ritorno. 

Come è giusto che sia, deve godersi fino in fondo questo volo libero ad alta quota.

Peccato che, al ritorno alla macchina (btw, 18 dollari per due ore di parcheggio, in proporzione, molto di più del nostro albergo di questa sera, molto centrale e carino) il volo ad alta quota sia brutalmente precipitato: ci siamo accorti che ha dimenticato nel bagagliaio il suo computer di scuola... 
Mi consolo, perché questa cosa della distrazione che mi affligge da quando sono nato, non è solo dovuta all'età, ma è qualcosa che, noi Donisi, abbiamo dentro...
Domattina, sarò costretto a passare le prime ore al Post Office a tentare di spedirglielo.
Qui l'evoluzione non c'è stata: i figli sono peggio dei padri. 
E, a proposito di età, è incredibile come l'età media dei lavoratori qui sia sotto i 30 anni. Mi domando dove siano finiti gli altri. Se lavorano tutti nella "mind" come qui chiamano la parte dei servizi o se li abbiano fatti fuori. Non ho mai visto un cameriere, un gelataio, un commesso/commessa che avesse più di 25 30 anni. Bah! Anche questa è una cosa che colpisce.

Di ritorno dal South Bank, inzuppati fino al midollo, abbiamo capito l'origine dei versi strani che vi ho fatto ascoltare: sono enormi pipistrelli neri che volteggiano minacciosi, sinistramente illuminati dai fulmini di questo inizio. Domani, quando ritrovo l'attrezzo per scaricare le foto (che penso di aver lasciato in macchina, vicino al pc di Luca... o almeno spero) ve ne faccio vedere uno in foto.

Poi, forse, pacco postale permettendo, ci concediamo una gita lungo il fiume con l'unico parco coi koala e canguri di questa vacanza.

E' dall'inizio dell'esperienza che Enrico manifesta il desiderio di abbracciare uno di quei buffi marsupiali (i koala, non i canguri).
Il ragazzo con il cartello "Free Hugs" che ieri sera passeggiava per Byron Bay non è stato evidentemente un buon sostituto.

Ah, stavo dimenticando di svelarvi la vera ragione per il titolo del post (idea del genio creativo di Luca...). Ve la allego senza commenti. A voi capire dove sta l'evoluzione!



  





sabato 9 novembre 2013

NO VACANCY


Dopo gli eccessi di Surfers Paradise, Byron Bay ci riporta ad una dimensione più equilibrata.
SI respira di nuovo quell'aria rilassata, da svacco un pochino freakettone, che pervade un po' tutta l'Australia provinciale.

Qui, le vie centrali non sono più di due. Fiancheggiate da case che sembrano prelevate da qualche film di cow boy, si popolano la sera di gioventù locale e di turisti in cerca di un divertimento molto più ruspante che nella Las Vegas di ieri.

Byron bay è il posto dei surfisti  più hippie che palestrati e non è raro incontrarli in cerchio con la chitarra e la tavola da surf come ad un raduno anni '70.
Circolano anche vecchi furgoni volkswagen di quelli tipici di quell'epoca e anche gli odori, a volte, rimandano indietro nel tempo a certe folate erbose...



A proposito di odori, una cosa che mi ha colpito è che le piante qui sembrano meno odorose che da noi. Nonostante una varietà sterminata, e per lo più sconosciuta, non si sentono quegli effluvi forti da pineta o  da eucalipto che, in estate, puoi respirare passeggiando nei nostri boschi in riva al mare.

Qui colpisce molto di più la gradazione dei versi degli uccelli o degli animali che popolano queste vegetazioni. Senti fischi e gracchii di mille tipi.
Uccelli strani, come l scarpantibus della foto o aquile, aironi, trampolieri li puoi vedere frequentemente anche nelle zone più abitate.


Poi, un'altra cosa che ho notato e sulla quale vorrei documentarmi è che non ho mai visto una robinia. 
Sono quegli alberi che producono i fiori bianchi che si possono mangiare e che, a Verona, chiamavamo "panéti". 
Da noi, in Europa sono arrivate ad infestare dopo la scoperta dell'America, prima non esistevano neanche lì. 
Chissà se qui non sono invece mai arrivate...

Il bagno a Tallow Beach, una spiaggia a nord del paesino, che raggiungiamo dopo una lunga camminata a piedi, resterà nei ricordi dei ragazzi non certo per la cavalcata delle onde. Quella l'hanno solo vista fare da qualche locale veramente bravo. Oggi, era veramente difficile restare in piedi per la forza e in qualche momento l'altezza dei fronti ondosi.

Ma, l'aver nuotato vicinissimo a dei delfini, questo si lo ricorderanno,

Li ho visti sbracciarsi come pazzi ed ho subito capito che avevano avvistato qualcosa di bello.
Quando me l'hanno raccontato avevano gli occhi che ridevano nonostante fossero sfiniti dalle lunghe ore in acqua.

Considerato che qui cambia il fuso orario e siamo un'ora avanti e che abbiamo saltato il pranzo decidiamo di mangiare alle 17.30 (le 18.30 di qui) in un ristorante sulla spiaggia. Un piatto di pesce molto buono, senza salse od orpelli vari per me ed Enrico.  Luca, invece,  si è sbranato la spalla di agnello cotta con verdure varie.

Facciamo in fretta perché vogliamo fare ancora due cose: vedere il tramonto dal faro, che è il punto più ad est dell'Australia e trovare un posto dove dormire.

La prima impresa ci riesce solo a metà, perché  il sole è coperto dalle nubi. Ciò non toglie che la zona del faro emetta un fascino particolare oltre che la luce ai naviganti: un po' arroccata sembra un miscuglio tra Bretagna ed Irlanda. Una sposa, sta facendo il suo servizio fotografico. Qui novembre è come da noi a maggio: un sacco di matrimoni, molto spesso celebrati (anche oggi ne abbiamo visto uno) nei giardini in riva al mare.






La seconda (trovare un posto da dormire) si rivela quasi subito un fallimento: tutti i motel, hotel e backpackers, sono pieni. Il cartello luminoso NO VACANCY smorza dopo un po' il nostro ottimismo ( più dei ragazzi che mio, per dir la verità). 
Mi piace un sacco vederli entrare (ovviamente mando loro) ed arrangiarsi a chiedere e un po' mi preoccupa vedere che, piano piano, anche loro si convincono che non sarà facile.
Stiamo già pensando di sistemarci in macchina quando, alla fine, disperati, ma non più di tanto, preferiamo dormire in un posto bellissimo (un bungalow a due piani, arredato da rivista di case di mare) spendendo un capitale.

Anche in questo caso, mi basta vedere quanto sono contenti di questa sistemazione per far passare ogni pensiero sui soldi spesi. In fin dei conti è l'ultima sera in cui siamo tutti e tre. Da domani Luca rientra nei mezzi ranghi. Quelli interi lo aspettano dal sei dicembre in poi...

Oggi ho allegato delle foto un po' vintage, come il posto che vi ho descritto.

Devo dire la verità: tra i posti abitati questo è quello che mi è piaciuto di più. Visto poi che da domani passeremo il tempo, o a Brisbane, o nell'outback disabitato, forse questo primato resisterà.



venerdì 8 novembre 2013

Il paradiso fa attendere

Il paradiso dei surfisti oggi non ha voglia di esaudire i desideri dei miei ragazzi.
Le onde sono basse e disordinate, un pochino come il primo giorno a Bondi Beach.

In un baretto sul lungomare, in mezzo ai rimasugli dei bagordi notturni che sembrano ricomporsi in questa città un pochino finta ma con un suo fascino,  facciamo la colazione. Come quasi sempre accade qui, in hotel non è nemmeno contemplata.
Ad ogni modo con 10 $ (7 euro) trovi un "all you can eat". Il nostro non è  neanche male e si può approffittarne per saltare il pasto più tardi.

Osservando il mare, i due apprendisti cavalieri delle onde, delusi,  fremono e così dibattiamo se spostarci un po' più a sud. 
Luca, consulta il notiziario delle onde e ci convince che a Coolangatta, una trentina di chilometri a sud di qui, ci sarà modo di surfare.

Cedo, senza opporre resistenza e ci mettiamo in macchina. Finestrini abbassati e musica commerciale con i bassi che rimbalzano tra i rumori dei lavori per la costruzione del light train in centro città ci danno il tono da locali un po' sballati.

Le onde a Coolangatta sono appena un po' più grandi ed ugualmente disordinate. Ma non sia mai detto che i due desistano, Pur limitandosi ad una sola tavola, passano la giornata ad alternarsi nel tentativo di rimanere in piedi a cavallo delle flutti.
Enrico, che dimostra più determinazione, riesce a fare qualche passaggio dignitoso. Luca un po' meno e glissa sulla scarsa prestazione con un po' di altezzoso disprezzo di queste onde.

Io, invece, prendo un'altra onda, quella  del sonno e mi faccio una sonora dormita accarezzato da un venticello e da  un sole caldo ed indisturbato.

Di ritorno in albergo si consuma il dramma del rifornimento di benzina. La brillante Nissan Pulsar necessita di rabbocco, ma, al momento di rifornirla non capisco se sia diesel o benzina. Sul tappo non c'è scritto niente e nessuna indicazione nei documenti o nelle carte. Provo a chiedere al gestore, ma è un indiano e, anche qui, come a Sydney, fa di tutto per non dire niente di sensato.

Mi salva Luca che,  in mezzo a sonore risate per una serie di battutine, telefona all'assistenza dell'Europcar. Un signore, che prende il telefono per sbaglio,  aiutato dal numero di targa della macchina ci indica però il giusto  tipo di carburante.

Dopo la doccia, ci spariamo un sushi al giapponese, dato che oggi abbiamo mangiato solo un gelato (di nome italiano, di fatto annacquato). La cosa bella è che qui esistono anche i sushi di pollo e quindi Luca può tranquillamente cenare con noi.

Non è stata una giornata granché interessante, confrontata a tante altre.
Questo posto è un divertimentificio poco consono al tono più selvaggio della vacanza.
Luca però ci tiene tanto perché, dopo mesi di isolamento, aveva proprio voglia di un po' di vita agitata. Accontentarlo non è una grande sofferenza, in fondo. Anzi.

Questa sera a cena, ci siamo scambiati delle impressioni e, alla domanda se vivremmo qui per sempre, tutti abbiamo risposto no.
Poi, Luca ha condiviso la mia impressione sull'Australia, che può sembrare strana, ma è la stessa che lui ha provato.
Nonostante i grandi spazi, le distese aperte, la libertà di movimento e nel vestirsi, la gentilezza e affabilità delle persone, la sensazione di fondo è che l'Australia sia un pochino claustrofobica.
Non nel senso che ti manca l'aria o lo spazio, Piuttosto, questo diffuso senso di leggerezza e precarietà e forse, ancor di più, la mancanza di una storia alle spalle ti dà un senso di instabiità  che ti spinge a cercarla da un' altra parte.

E, in fatto di storia, con tutto il senso di sostegno e di forza che l'averne una ti fornisce, l'Europa e ancor più l'Italia sono senz'altro un posto più adatto per sentirsi a casa..

giovedì 7 novembre 2013

Prima di scrivere, pensa...

diceva Shakespare (l'ho appena letto in un tormentone su Facebook, non sono cosi colto di mio...).
Prima di pubblicare, rileggi, aggiungo io. Ieri ho fatto molti più errori del solito. l'ora tarda, la stanchezza, l'età...
Non so se ho corretto tutto, ma almeno ci ho provato.

A chi ha avuto la pazienza di leggere e si è giustamente infastidito, chiedo umilmente scusa.
Cercherò di fare più attenzione, come dicevo ai professori seguendo l'esortazione della mia mamma :"métighela tuta!"
Grazie per la comprensione...